La musica di Domenico Rizzuto nasce dove il suono si fa materia sensibile: rarefazioni che respirano, paesaggi che emergono come miraggi, frammenti minimi che si espandono in texture granulose.
Nel suo mondo, il glitch è una fenditura luminosa, un luogo dove l’errore diventa rivelazione.

Al centro di tutto c’è il jazz.
Non come genere, ma come chiave di lettura compositiva:
un modo di pensare, un orizzonte elastico che permette alla melodia

di trasformarsi, di interrogare le proprie radici, di tornare alle origini per aprirsi al possibile.È la lente attraverso cui la tradizione diventa impulso, la memoria diventa ritmo, il respiro diventa struttura.

La sua ricerca timbrica non riposa mai: fruga negli interstizi del suono, scava nella sua fragilità, ne ascolta le fratture.
Così la materia sonora si piega, si scompone, diventa immagine e gesto, un eco che prende corpo e attraversa l’ascoltatore.